Roma contro l'Elettrosmog

ELETTROSMOG: IL CONSIGLIO DI STATO IMPONE AL COMUNE DI ROMA L’ADOZIONE DI NUOVE REGOLE PER TUTELARE LA SALUTE PUBBLICA

Con una recente sentenza il Consiglio di Stato ha ordinato la dismissione di una Stazione Radio Base per telefonia mobile dal tetto di un edificio situato in prossimità di una scuola nel popoloso quartiere romano di Cinecittà Est.
Si tratta di una decisione di straordinaria importanza, poiché oltre a ribadire la validità delle misure di cautela adottate nel Protocollo d’Intesa a garanzia dei c.d. siti sensibili, il giudice d’appello riscrive i rapporti di forza tra l’organo centrale ed i Municipi, ridisegnando ruoli e competenze in capo all’uno ed agli altri quanto alle procedure autorizzative ed ai controlli sugli impianti di trasmissione radiomobile.
Per cui, se fino ad oggi tali procedure sono state gestite dall’organo centrale con carattere di esclusività, relegando ad un ruolo marginale le competenze dei municipi, dopo questa sentenza l’approccio sarà piuttosto improntato ad un più concreto coinvolgimento delle articolazioni locali.
Dunque, da un lato gli uffici comunali nell’autorizzare un nuovo impianto, dovranno tener conto delle misure distanziali (100 metri da scuole, ospedali, case di cura e di riposo) contenute nel citato Protocollo, che assurge a vero e proprio strumento regolamentare, dall’altro gli operatori, che hanno peraltro sottoscritto unanimemente il Protocollo, dovranno attenersi a questa prescrizione cautelare, nell’individuare un nuovo sito dedicato ai servizi di trasmissione radiomobile.
In mezzo ci sono i cittadini, che si sono battuti con determinazione e coraggio contro un autentico sopruso, dapprima impugnando il provvedimento che autorizzava la permanenza dell’antenna a pochi passi dalla scuola e poi ottenendo piena soddisfazione dai giudici di 1° e 2° grado.
Ma la decisione del Consiglio di Stato apre ulteriori scenari nel triste panorama di deregolamentazione (leggi Antenna Selvaggia), che ha contrassegnato il processo di diffusione delle tecnologie di radiocomunicazione nell’ultimo decennio nella Capitale.
Se è vero, infatti, che il Comune (condannato in solido con la Wind), nel valutare le richieste di autorizzazione pendenti, dovrà attenersi alle procedure descritte puntualmente nel Protocollo d’Intesa, il dubbio ci assale quando pensiamo che in tutti gli anni di vigenza del Protocollo (dal 2004 ad oggi) gli uffici comunali possano aver disatteso tali procedure, autorizzando antenne che non avevano i requisiti.
E se ciò fosse realmente accaduto, chi può garantire che le decine o centinaia di impianti installati in difformità alle procedure prescritte non abbiano cagionato danni alla salute della popolazione, a causa delle emissioni elettromagnetiche ascrivibili alle antenne collocate a ridosso di luoghi sensibili?
Ecco perché comitati, associazioni e gruppi di cittadini organizzati premono da anni affinché l’amministrazione capitolina si faccia carico una volta per tutte di questi problemi, adottando un Piano Regolatore che disciplini la dislocazione delle sorgenti di emissione elettromagnetica a radiofrequenza nel territorio comunale ed avviando una capillare azione di verifica e monitoraggio di tutte le stazioni radio base esistenti nel territorio del Comune di Roma, realizzate dopo l’entrata in vigore del Protocollo d’Intesa, ovvero dal lontano 2004.
Riteniamo, in particolare, che il riesame complessivo del patrimonio di infrastrutture di telecomunicazioni esistenti nel territorio della Capitale, alla luce della sentenza citata, rappresenti un atto dovuto dell’amministrazione al governo della città, di cui la stessa debba farsi carico nei confronti della cittadinanza per ottenere chiarezza sugli eventuali abusi che hanno “legittimato” il parco antenne più numeroso d’Europa (circa 4 mila impianti).
Giuseppe Teodoro

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