Roma contro l'Elettrosmog

ELETTROSMOG. L’ANTITRUST RICORRE AL TAR CONTRO I VETI DEL CAMPIDOGLIO. A RISCHIO LA LEGITTIMITA’ DEL REGOLAMENTO ANTENNE: MANCA IL PIANO TERRITORIALE

ELETTROSMOG. L’ANTITRUST RICORRE AL TAR CONTRO I VETI DEL CAMPIDOGLIO. A RISCHIO LA LEGITTIMITA’ DEL REGOLAMENTO ANTENNE: MANCA IL PIANO TERRITORIALE

Apprendiamo con sconcerto e rammarico da una nota dell’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (fonte http://www.agcm.it/dotcmsdoc/bollettini/2019/14-19%20.pdf), che a causa dei continui dinieghi opposti dal Comune di Roma alle richieste di installazione di antenne da parte di un operatore TLC, gli atti di Roma Capitale saranno impugnati al Tar, perché ritenuti illegittimi e immotivati. In sostanza, il comportamento omissivo dell’amministrazione capitolina è stato giudicato un ostacolo al libero mercato ed alla realizzazione delle reti di comunicazione mobile.
Ora, che una amministrazione locale si opponga alla invasione di infrastrutture, spesso imposta da logiche estranee ai temi della salute, ambiente e salvaguardia del territorio, non fa più notizia.
Le cose cambiano se la città è Roma Capitale, che con grande fatica e nel segno di un ultradecennale impegno di cittadini e comitati, è riuscita a dotarsi nel 2015 di un Regolamento per gestire il proliferare, sempre più invasivo, di antenne, ripetitori, torri e tralicci, funzionali allo sviluppo della telefonia mobile.
Già, perché lo strumento del Regolamento, qualificato come idoneo a governare e contenere il far west elettromagnetico, che impera da decenni nella nostra città, tutti vorrebbero averlo e quei comuni, per lo più di piccole dimensioni, che hanno avuto la fortuna di approvarlo, ne hanno ricavato giovamento, sia in termini di minori conflitti sociali, che di maggior tutela della popolazione dalla esposizione ai campi elettromagnetici.
Tuttavia, è noto che tale strumento, tipicamente urbanistico, assume validità e funzione in quanto sia accompagnato dalla realizzazione del c.d. Piano territoriale, capace di individuare le aree di natura sensibile e tutti gli altri provvedimenti, utili a renderlo operativo ed efficace.
L’aspetto sconcertante è che la Giunta al governo di Roma Capitale, da tre anni a questa parte non ha ancora provveduto a realizzare il Piano, offrendo così del Regolamento l’immagine di una scatola vuota, ricca di impegni ed intenzioni, che non trovano espressione nel quadro urbanistico di norme idonee a difendere il territorio dalla crescente invasione delle infrastrutture elettromagnetiche.
Tale inerzia che, in un regime di prolungata emergenza di natura sanitaria, ambientale e paesaggistica a cui è esposta Roma in questi anni, si commenta da sola, sta causando danni enormi, uno dei quali trae spunto proprio dagli episodi di reiterato e immotivato divieto che il Campidoglio ha formulato ad una società di telefonia mobile, per alcune richieste di nuove antenne risalenti già al 2017!
E’ fin troppo scontato che, in assenza di strumenti di contenimento, fronteggiare da parte degli uffici capitolini con argomenti validi le numerose istanze di installazione di nuovi impianti, diventa un’impresa titanica e quello del ricorso al TAR rappresenta per gli operatori TLC quasi un atto dovuto!
La novità in questa triste vicenda è che l’intervento dell’Antitrust finisce per alzare pericolosamente l’asticella della tensione a cui è già di suo sottoposta l’amministrazione capitolina, con il concreto rischio di vedere franare – quando le “scontate” sentenze del giudice amministrativo verranno emesse – tutto ciò che di buono era stato costruito con l’approvazione del Regolamento.
Dunque, ci chiediamo, da cittadini, cosa accadrà se tale regime di inerzia delle istituzioni locali dovesse ancora protrarsi, quando pioveranno sulle nostre teste migliaia di richieste per nuove antenne, collegate alla immissione sul mercato delle rivoluzionarie e, aggiungiamo, sconosciute tecnologie in 5G ?

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