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02/03/2010

PUBBLICATA LA SENTENZA DELLA CORTE D'APPELLO DI BRESCIA CHE RICONOSCE LA MALATTIA PROFESSIONALE DA ELETTROSMOG: CLAMOROSI CONTENUTI

di No-Elettrosmog Roma

Prof. Angelo Levis
Commento alla sentenza di Brescia
Aspettavamo con ansia questa sentenza perché, nonostante la esauriente perizia del
CTU Dott. Di Stefano, sulla quale evidentemente la Corte si era basata per emettere il
dispositivo reso noto a metà Dicembre 2009, le motivazioni avrebbero potuto lasciare
spazio al ricorso dell’Inail in Cassazione. Invece i tre Giudici hanno steso una sentenza
assolutamente esemplare nella quale la loro decisione di riconoscere il nesso causale,
o per lo meno concausale, tra l’uso di cordless e cellulari e la grave patologia con
conseguente invalidità del Sig, Marcolin non potrebbe essere meglio motivata e
documentata.
La sentenza riassume in modo preciso l’entità e la durata dell’uso per motivi
professionali dei telefoni mobili da parte dell’interessato, ripercorre
minuziosamente il decorso, l’esito e le conseguenze della malattia (neurinoma
del trigemino) e giustifica la decisione sulla base di un esame critico della
letteratura sulla relazione tra uso dei telefoni mobili e tumori alla testa,
dimostrando che i Giudici si sono perfettamente impadroniti della materia.
Il dato forse più rilevante è la risposta che i Giudici danno alle principali
contestazioni fatte dai legali dell’INAIL: 1) il fatto che i neurinomi indotti
dall’uso dei telefoni mobili finora documentati siano solo neurinomi del nervo
acustico e che manchino dati riferiti al trigemino non inficia la rilevanza del
caso vista la co-localizzazione dei gangli da cui si diramano i due nervi cranici,
situati entrambi in una regione definita e ristretta dello spazio endocranico,
certamente interessato dalla emissione elettromagnetica dei telefoni mobili; 2)
la pretesa scarsa numerosità dei dati di Hardell è ingiustificata: non solo i dati
di Hardell sono molto numerosi e gli incrementi di rischio per i neurinomi
ipsilaterali sono statisticamente significativi ma, a differenza dei dati “negativi”
citati dai consulenti dell’Inail che si riferiscono a casi con latenze brevi,
incompatibili con i tempi di sviluppo dei tumori in questione, i dati di Hardell
coprono latenze ben maggiori (fino a 10-15 anni) e, pertanto, sono molto più
probanti; 3) infine, e questa è proprio la “ciliegina sulla torta”, gli studi
“negativi” dell’Interphone varati dalla IARC, che i consulenti dell’INAIL
richiamano nella loro perizia, sono notoriamente cofinanziati dalle ditte
produttrici di telefoni cellulari, mentre gli studi di Hardell, Kundi e Khurana sono
indipendenti e quindi molto più credibili.